Istituito nel 2014 dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari con il Comune di Mistretta, il Premio Internazionale «Giuseppe Cocchiara» onora, ad anni alterni, studiosi italiani e stranieri delle discipline demo-etno-antropologiche. La commissione 2026, presieduta da Fulvia Caruso (Università di Pavia, presidente della Consulta scientifica FITP), riunisce Mara Benadusi (Università di Catania), Mauro Geraci (Università di Messina) e Ignazio E. Buttitta (Università di Palermo), con Angelo Scolaro per FITP e Comune di Mistretta e Luigi Scalas, segretario per la FITP.
Giuseppe Cocchiara (Mistretta 1904-Palermo 1965), che sviluppa l’opera di Pitrè verso prospettive conoscitive decisamente nuove negli studi antropologici italiani ed europei, si formò a Oxford con Marett e nell'ambiente di Malinowski. Riordinò e diresse dal 1934 il Museo Etnografico Pitrè, fondò a Palermo un Istituto di Antropologia Sociale (1943) e fu tra i primi titolari di Storia delle tradizioni popolari; con gli «Annali del Museo Pitrè» diede voce alla futura scuola antropologica palermitana. Dallo studio evoluzionistico delle «sopravvivenze» approdò allo storicismo critico con, infine, aperture di tipo funzionalista: «Il mito del buon selvaggio» (1948) e «Storia del folklore in Europa» (1952) sono tra i testi che contribuirono a considerare la storia degli studi demoetnoantropologici come sapere critico.
Giordana Charuty, nata a Torino e formatasi in Francia con Daniel Fabre, è stata direttrice di ricerca al CNRS e, dal 2000 al 2014, direttrice di studi all'EPHE sulla cattedra di Etnologia religiosa dell'Europa. Dalle ricerche in Linguadoca, Italia e Portogallo sulla follia, culminate in «Folie, mariage et mort» (1997), ha elaborato la nozione di «cristianesimo consuetudinario», alternativa a quella di religione popolare. Ha studiato artisti popolari del Mezzogiorno e i pani di San Giuseppe di Salemi. Con «Ernesto de Martino. Le precedenti vite di un antropologo» (2010), l'edizione francese de «La fine del mondo» (2016) e le traduzioni di De Martino, Gallini e Ginzburg è diventata la grande mediatrice dell'antropologia italiana in Francia.
Soprattutto dell’opera e della figura di De Martino di cui Charuty ne è attenta biografa e con cui lo stesso Cocchiara entrò in contatto, collaborando con lui alla celebre «collana viola» dell’Einaudi. Entrambi hanno fatto della storia dell'antropologia e dello sguardo europeo sull'alterità secondo temi e prospettive per molti aspetti comuni: alle fonti di viaggio de «L'eterno selvaggio» (1961) rispondono gli studi di Charuty sui primi «indigeni» condotti in Europa e sulle categorie della «scienza dei costumi». Le «immagini devote» e le credenze studiate da Cocchiara trovano nel cristianesimo consuetudinario di Charuty una lettura rinnovata, attenta al presente più che alle origini. Infine, due traiettorie speculari: Cocchiara portò l'Europa in Sicilia, Charuty ha portato l'antropologia italiana in Europa.
Il premio sarà consegnato il 23 ottobre a Catania e il 24 ottobre a Mistretta, con le lectiones magistrales della premiata in entrambe le sedi; la sera del 23 Mistretta ospita l'incontro «Tradizione e Donna»